Chi ha paura dei vaccini?
Andrea Grignolio | Codice Edizioni, 2016

vacciniCon il Decreto Legge n. 73 del 07/06/2017, il Governo italiano ha introdotto importanti novità nel calendario vaccinale nazionale, portando a dodici il numero di vaccinazioni obbligatorie e garantite gratuitamente. È una decisione che andrebbe accolta con unanime favore, essendo fondata sull’evidenza scientifica e tesa a tutelare la salute della collettività.
Eppure, ancora oggi non poche persone nutrono dubbi sull’efficacia e l’utilità della pratica vaccinale. Ma perché esiste ancora tanta confusione e sospetto?

In Chi ha paura dei vaccini?, Andrea Grignolio, finalista al Premio Galileo 2017, offre risposte molto interessanti, affrontando la tematica sotto due differenti prospettive.

La prima, più classica, prevede il confronto diretto con gli “anti-vaccinisti” sui temi da essi più caldeggiati. Per citarne alcuni:

  • Relazione tra vaccini e autismo. Inesistente, frutto di una frode scientifica ampiamente smascherata (come emerso da oltre cento studi, condotti in modo appropriato e indipendente);
  • Presenza di additivi e conservanti in dosi tossiche e/o cancerogene. Ipotesi assurda che mette a processo, per esempio, l’etilmercurio scambiandolo per metilmercurio (come confondere il metanolo, estremamente tossico, con l’etanolo, su cui certo non ci facciamo scrupoli quando beviamo un buon vino);
  • “Sovraccarico vaccinale” per bambini in tenera età. “Il sistema immunitario umano è molto potente, […] si stima sufficiente ad affrontare qualcosa come diecimila vaccini in una volta”;
  • Effetti collaterali gravi dei vaccini. Rarissimi, specialmente in confronto a farmaci di uso comune: “È più sensato offrire a un figlio l’immunità per malattie potenzialmente letali, o lasciarlo scoperto per paura di una reazione allergica grave che si manifesta in seguito a una vaccinazione su un milione?”.

A questi dati si aggiunge una breve ricostruzione della storia dei vaccini, un’intuizione brillante dagli effetti straordinari: “Nel mondo occidentale le vaccinazioni di massa hanno permesso di evitare la morte di 500 milioni di persone”.

È proprio alla luce di questi dati che l’autore affronta la domanda “Chi ha paura dei vaccini?”. L’aspetto più originale del testo è proprio la ricerca e lo studio dei meccanismi neurocognitivi, evolutivi e sociali che conducono un individuo a un irrazionale e deleterio rifiuto di questa pratica. Eccone brevemente alcuni:

  • Errata valutazione del rischio. Al giorno d’oggi ci si vaccina contro un rischio immaginabile ma poco osservabile: il genitore crede di infettare un bambino sano al solo scopo di prevenire malattie ormai scomparse o tuttalpiù banali. Eppure patogenicità e contagiosità delle malattie infettive sono state attenuate proprio grazie alla diffusione dei vaccini!
  • Errori logici. Bias di correlazione illusoria (si veda a proposito l’ottimo articolo di Cristina Rigutto su questo blog); bias di conferma (chi sposa una teoria minoritaria va a cercare dati che confermino la stessa piuttosto che accettare il confronto razionalmente) ecc…
  • Regime di fecondità bassa e tardiva. I neogenitori ultratrentenni sono più inclini a sviluppare risposte ansiogene verso la salute dei figli. Essi sono mediamente anche più acculturati e socialmente affermati, in grado dunque di “sfidare” l’autorità del medico se attratti da ideologie scorrette.

La conclusione che l’autore ne trae è chiara: “Il confronto con gli attivisti anti-vaccinali deve basarsi non su dati empirici ma piuttosto su una dimensione narrativa ed emotiva che tenga conto dei bias cognitivi (distorsioni della capacità di giudizio) suggeriti dalle neuroscienze”.

Chi ha paura dei vaccini?”  è dunque un libro importante e aperto a tutti. Ai pochi che ancora nutrono dubbi su una delle pratiche più benefiche della storia dell’umanità, perché prendano atto dei vantaggi che ne possono trarre. A tutti coloro che già vi si affidano, perché si dotino degli strumenti necessari a rispondere a questa minoranza, che reca danno non solamente a sé stessa ma all’intera collettività. Un danno che la nostra società, figlia della ricerca e del progresso, non può più permettersi.

Lorenzo Paonessa