Anche la comunità scientifica si è aperta alla comunicazione 2.0. Oggi sempre più medici si affidano ai social media per comunicare. Perché? Abbiamo intervistato il dott. Antonio Pratesi medico nutrizionista.

Perché ha iniziato ad usare i social media?

Perché ho frequentato un master in Comunicazione delle Scienze dove ho imparato l’importanza dei social media. Perché sono uno strumento molto utile per fare informazione bypassando la censura e la pubblicità mascherata da informazione (soprattutto in Radio, TV e carta stampata).

Crede che i social media possano creare una comunicazione migliore con i pazienti?

Non credo. Sono uno strumento in più ma la comunicazione migliore rimane vis-à-vis.

Come usa i social media? Per educare il paziente a stili di vita sani? Per fare prevenzione? Per restare in contatto e interagire con i colleghi?

Per aggiornarmi in primis, quindi per fare educazione alla salute, cioè prevenzione, un po’ meno per interagire con colleghi (pochi usano i social e preferiscono quindi un contatto diretto)

Può fare un esempio sull’uso dei social per aiutare il paziente?

Il mal di schiena è una delle patologie che prima o poi interessa tutti nella vita e la terapia più efficace è fare degli esercizi specifici. Invio ad ogni paziente questo link della Mayo Clinic che è uno degli ospedali più social che esistono al mondo. I pazienti, nella maggioranza dei casi, curano sé stessi semplicemente eseguendo gli esercizi che vedono.
Altro esempio è quando il paziente deve affrontare la morte di un anziano a casa o la propria morte per una malattia incurabile. Invio loro il link di questo mio video e “capiscono”. Si riescono ad evitare inutili cure sproporzionate (accanimento terapeutico).

Quali sono le sfide che deve affrontare un medico per usare i social media in un sistema sanitario rigido con regole e limiti?

Il tempo. Un medico ha una vita molto intensa: lavoro e continui corsi di aggiornamento non lasciano molto spazio. Poi c’è chi si interessa di ricerca e fa divulgazione scrivendo articoli e tenendo conferenze. Dedicare del tempo ai social diventa un’impresa ardua. Sembra quasi di perdere tempo. In realtà quando si pubblica un video o un articolo sul web si possono raggiungere migliaia di persone. Quindi è una valorizzazione del proprio lavoro. Non si dedica un’ora a un paziente ma un’ora a 10 o 10.000 persone che possono leggere o vedere il messaggio sul web.

Quali suggerimenti può dare ad un medico per iniziare ad usare i social?

Se decide di usare i social, dovrebbe farlo solo per ragioni professionali. Occorre curare molto quello che si pubblica: un articolo, un video o solo un commento. Perché quello che si pubblica nel web è “per sempre” e lascia una traccia indelebile. Infine, per non disperdere le energie, bisognerebbe scegliere e dedicarsi principalmente ad un’unica piattaforma che può essere ad esempio o twitter, o google +, o linkedin oppure facebook. Un giornalista può lavorare su più piattaforme, ma un medico (clinico o ricercatore) non ce la fa a meno che non abbia scelto di fare solo il divulgatore.

Cosa ha imparato dai social? È stato utile per lei?

La mia specialità è la dietologia, scrivere articoli nel web e rispondere alle domande di una moltitudine di esperti (tutti pensano di essere esperti in questo campo) è un esercizio molto educativo. Chi sa comunicare bene nei social può raggiungere un gran numero di persone. Il problema è che ci sono bravissimi medici/dietiste che non sanno comunicare, e viceversa dei grandi ciarlatani che sanno comunicare molto bene. I social quindi sono spesso fonte di disinformazione. È necessario aiutare ed educare la popolazione a saper discernere l’affidabilità delle notizie e di chi le dà.


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