comunicazione comunicatoreSaper comunicare. Comunicare in modo strategico. Comunicare in maniera efficace. Comunicare un’immagine vincente. Una comunicazione al passo coi tempi. Il valore aggiunto di una comunicazione sempre più innovativa. Diventare “produttori” di beni tangibili di comunicazione. “Comunicazione smart: fare bene, dirlo, dirlo bene!”.

Sono, queste, solo alcune delle espressioni usate in comunicati stampa e incontri sul tema della comunicazione rivolti a non esperti. Incontri che ogni tanto ho avuto occasione di seguire e dai quali sono uscita con più di qualche perplessità. Sì, perché se da un lato è fuori discussione che comunicare i propri valori e il proprio prodotto all’esterno è oggi più di ieri imprescindibile, dall’altro trovo che non ci si soffermi mai (abbastanza) sulla figura che dovrebbe accompagnare in questo percorso: il comunicatore.

È infatti più frequente sentir parlare degli strumenti più utili per veicolare immagine, progetti e prodotti personali o dell’azienda, che non delle risorse umane che potrebbero aiutare a raggiungere gli obiettivi elencati nel primo paragrafo. Frasi che suonano bene alla lettura, ma complicate da tradurre nella pratica per i non addetti ai lavori. Aprire una pagina Facebook o affidarsi a qualcuno per costruire un sito web, per esempio, può sembrare facile a parole, ma una volta a disposizione cosa succede? Il rischio concreto è che vengano lasciati a sé stessi perché non si sa bene cosa comunicare o come spiegare un concetto in maniera efficace o, più semplicemente, non si ha il tempo di curarli. In breve, manca una professionalità dedicata a coltivare con costanza la comunicazione.

Ho posto la questione ad un’associazione di categoria che rappresenta le piccole e medie imprese e che sul tema della comunicazione innovativa sta investendo parecchie energie per proporre agli associati i metodi e gli strumenti più aggiornati. La risposta è stata la seguente: “Hai ragione, essere online non basta. Molte imprese hanno siti che non sfruttano e non dicono niente, ma il problema della comunicazione parte da più lontano. Alcune non scrivono ancora il loro nome sul campanello e non hanno neppure una sorta di sala riunioni. Ti ricevono in una stanza che ha le macchie d’olio per terra”.

Se le aziende di piccole dimensioni sono poco propense ad investire nella comunicazione e tanto più in un comunicatore, forse andrà meglio per quelle più strutturate, ho pensato. Ho rivolto la domanda ad un consulente in social media marketing e comunicazione digitale, nell’ambito di un’intervista su com’esse si stanno adattando al cambiamento in atto. Questo il suo commento: “Le aziende italiane stanno cominciando a utilizzare il web, il social e il mobile con la lentezza che caratterizza il nostro Paese. Spesso e volentieri non hanno all’interno delle persone che sanno utilizzare in modo professionale i social media perché queste tematiche hanno pochi anni di vita e, alla fine, siamo tutti un po’ improvvisati, le stiamo apprendendo sulla nostra pelle. Inizialmente da parte delle aziende c’è grande entusiasmo, poi guardano alla realtà e comprendono che richiedono molto tempo. Quindi, se prima pensavano di gestire i social in 15 minuti al giorno, poi si rendono conto che serve una persona dedicata, in una prima fase almeno part time. Quando arrivano i vantaggi (fatturato, clienti, contatti), allora prendono più fiducia e mettono altre risorse”.

Insomma, si fa presto a dire comunicazione, ma non altrettanto comunicatore! Eppure è colui che meglio di ogni altro, per le competenze che possiede, può indirizzare e affiancare il committente nel suo viaggio comunicativo. Perché, sotto sotto, il desiderio d’intraprenderlo c’è, come hanno affermato un paio di persone dicendomi: “Voglio comunicare, ma non so cosa raccontare!”.

Elena Trentin


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