CON CURA – DIARIO DI UN MEDICO DECISO A FARE MEGLIO
Atul Gawande | Einaudi

con cura diario di un medicoAtul Gawande è un medico, giornalista e scrittore. Nel corso della sua carriera ha girato il mondo scoprendone le più variopinte sfaccettature: dalle regioni rurali dell’India, suo Paese natale, alle prestigiose cliniche universitarie statunitensi; dagli ospedali da campo in Afghanistan al braccio della morte delle carceri. Durante questo viaggio si è posto continuamente una domanda: cosa può rendermi oggi una persona e un professionista migliore di ieri? In Con cura – Diario di un medico deciso a fare meglio condivide con il lettore la sua risposta, racchiudendola in tre punti:

  • essere scrupolosi;
  • fare la cosa giusta;
  • pensare in modo innovativo.

Lavorare con scrupolo è riporre massima attenzione nei piccoli gesti in corsia, per esempio lavandosi le mani nei modi e tempi corretti. È stare al fronte, regno di confusione e morte, a salvare militari e civili grazie a un’organizzazione ferrea e interventi tempestivi. Ma è al tempo stesso cercare e coltivare il contatto umano e una comunicazione sincera e chiara, senza i quali ogni sforzo terapeutico è vano. Un messaggio che l’autore ci manda dall’India, nel mezzo di una campagna vaccinale per arginare un focolaio di poliomielite: “La madre ci guardava con un’espressione impassibile, stringendo la sua bambina paralizzata. […] lei aveva sentito dire che dopo le gocce ai bambini veniva la febbre alta, così aveva rifiutato la vaccinazione. Un’ombra di profonda tristezza le oscurò il volto. Non aveva capito, disse, con gli occhi fissi al suolo”.

Fare la cosa giusta significa comprendere che la medicina nasce da “relazioni personali profonde, che implicano promesse, fiducia e speranza”. E per questo richiede di dare il meglio di sé ogni giorno, pur sapendo affrontare con onestà e coraggio i propri errori e fallimenti: “Oggi disponiamo delle sofisticate risorse della medicina. Imparare ad usarle è piuttosto difficile. Ma la cosa in assoluto più difficile è comprenderne i limiti”. Significa anche non recedere di fronte alle ingerenze esterne e non scendere mai a compromessi con i propri valori. Così scrive l’autore in proposito della pena di morte: “La medicina diventa strumento di punizione. […] A questa verità non si sfugge, e conferma la necessità di bandire per legge la partecipazione di personale sanitario alle esecuzioni. Preservare l’integrità dell’etica medica è più importante che mai”.

Pensare in modo innovativo significa essere “devianti positivi”. Ovvero lavorare con precisione e attenzione, ogni giorno, senza lasciare nulla al caso: “Se si vogliono salvare delle vite, il toccasana non è la nuova scienza di laboratorio, bensì la neonata scienza di migliorare le prestazioni, di perfezionare il know-how esistente”. Richiede un vivace spirito di osservazione e lo sforzo di trovare soluzioni originali ai problemi quotidiani. Un’innovazione continua che non prescinda ma si fondi sui rapporti umani con colleghi e pazienti, cosicché il contributo del singolo sia motore del progresso collettivo.

Molti altri spunti si possono trarre da questo splendido libro. L’idea di fondo è però tutta qui:

“[Il dott. Warwick] pensa che l’eccellenza venga dal saper vedere, quotidianamente, la differenza tra 99.5 e 99.95 per cento. Molte cose che fanno gli esseri umani dipendono da analoghe, infinitesimali differenze. Ciò che contraddistingue la medicina è che in quei margini sottili si perdono delle vite”.

È un invito a migliorarsi quotidianamente, a riflettere sul proprio operato per individuarne le debolezze e mancanze. Perché se nel quadro d’insieme possono risultare piccole, quasi impercettibili, per qualcuno avranno un impatto. E ovunque lo porti la sua strada, il medico ha il dovere morale e professionale di dare a questo impatto un segno positivo.

Lorenzo Paonessa


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