Caregiver

È di questi giorni la notizia di un sussidio statale a favore dei caregiver. La legge di bilancio, appena approvata, prevede infatti un fondo da 20 milioni di euro l’anno per tre anni per questa categoria.

Ma chi sono i caregiver? Il termine è inglese e indica “colui che si prende cura”, da care (cura) e giver (donatore).

La legge afferma che il fondo sarà destinato “alla persona che assiste e si prende cura del coniuge o del convivente di fatto, di un parente entro il terzo grado che sia non autosufficiente o invalido”. Pertanto, la legge parla dei caregiver familiari, ovvero coloro che assistono e si prendono cura di persone all’interno del loro nucleo familiare, e il concetto di gratuità, oltre che per l’importanza degli aspetti affettivi e del senso del dovere, distingue tali figure da quella, per esempio, del badante.

Se si cerca il termine su wikipedia, si legge, molto opportunamente, che l’azione del familiare assistente può consistere nell’assistenza diretta e/o indiretta, come pure nella sorveglianza passiva e/o attiva.

Per assistenza diretta si intende, per esempio, il lavare e cambiare l’assistito, preparare il cibo ed eventualmente imboccarlo, acquistare e somministrare i farmaci e quant’altro, mentre un aspetto dell’assistenza indiretta è l’espletamento delle pratiche amministrative.
La sorveglianza, invece, è definita passiva quando l’assistito non è autosufficiente (per esempio, è allettato ma va controllato), mentre è attiva quando l’assistito può mettere sé stesso o gli altri in condizione di pericolo.

Va poi sottolineato come il prendersi cura di un congiunto non autosufficiente può comportare per il familiare assistente conseguenze negative sul piano psicofisico, per non dire delle profonde ripercussioni di tipo sociale, lavorativo ed economico. Tutte ragioni per apprezzare profondamente tali figure dal ruolo davvero insostituibile e che il progressivo invecchiamento della popolazione renderà sempre più necessarie.


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