termini mediciMalaria deriva da una parola italiana medievale “mal aria”, cattiva aria. Si tratta di una malattia causata da parassiti, protozoi del genere Plasmodium (plasmodio), trasmessi all’uomo da zanzare del genere Anopheles, che non risulta essere presente in Italia. La malattia è diffusa prevalentemente nell’Africa Sub-sahariana, in Asia, nell’America Centrale e del Sud. Ogni anno questa patologia colpisce qualcosa come 500 milioni di persone e ne causa la morte di tre. Entrando nei dettagli della trasmissione, il contagio avviene attraverso la puntura della femmina della zanzara, dopo che questa si è a sua volta infettata suggendo il sangue da una persona malata. I sintomi compaiono dopo un periodo di incubazione di una decina di giorni dal contagio; la febbre molto alta alternata a brividi e sudorazione è il primo indicatore. Occorre richiedere prontamente assistenza, a maggior ragione se si è appena tornati da un viaggio in Paesi dove la malattia è endemica. La scelta della terapia dipende dal parassita infettante, dalla gravità e dall’età del paziente.
I farmaci a disposizione per la terapia sono numerosi: la clorochina o il chinino per esempio. La profilassi farmacologica è molto importante, perché consente di evitare il contagio in caso di puntura di zanzara infetta. La malattia ha una sua lunga storia: era diffusa nel mondo già in epoche molto antiche e Ippocrate (400 a.C. circa) distinse i vari tipi di febbri intermittenti in terzane, quartane, quotidiane ecc.; Celso e Galeno  descrissero poi la malaria in modo molto preciso. E dal passato balziamo velocemente al presente, ai giorni nostri e alla cronaca. La morte per malaria (cerebrale, la forma più grave) di una bambina italiana di quattro anni ha acceso una grande attenzione sulla malattia, in particolare per il fatto che la piccola non era mai stata in un Paese malarico e che la zanzara che trasmette la malattia non risulta presente, come specie, in Italia: come si è trasmessa dunque l’infezione?


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