termini medicinocebo Più o meno tutti sanno che cosa vuol dire “placebo”: una sostanza o una terapia priva di specifici principi attivi, ma che viene percepita come se avesse davvero delle proprietà farmacologiche o curative. In altre parole, se il paziente ripone fiducia in detta sostanza o terapia, benché inerte, va incontro a un miglioramento del suo stato di salute (e questo è il cosiddetto “effetto placebo”). Ma che cosa vuol dire invece “nocebo”, una parola che si sente sempre più spesso? Partiamo, come sempre dall’etimologia, che già dice tanto. Nocebo deriva dal latino (“nuocerò”) e infatti è un termine che viene utilizzato per contrassegnare reazioni negative o indesiderate che si manifestano a seguito della somministrazione di una sostanza inerte, un falso farmaco. In questo caso, ad agire, sono le aspettative negative che il paziente ripone circa gli effetti del falso farmaco. L’effetto nocebo si ha anche in altri contesti: se leggiamo sul foglietto illustrativo di un farmaco (vero) che questo può produrre un determinato effetto collaterale è possibile che sperimentiamo quel disturbo. Spingendosi ancora più in là, si aprono scenari interessanti sulla comunicazione medico-paziente derivanti dall’effetto nocebo: dare spiegazioni a un paziente rispetto ai sintomi di una malattia o riguardo gli effetti collaterali di un terapia pare possa contribuire alla comparsa o al peggioramento degli stessi sintomi o effetti e ciò potrebbe trattenere il medico dal parlarne diffusamente. Analogamente se i mezzi di comunicazione ingigantiscono gli effetti dannosi sulla salute di una sostanza o di un comportamento, è probabile che carichiamo di aspettative negative quella sostanza o quel comportamento. Un altro esempio, classico: se riceviamo una diagnosi sbagliata è facile che si accusino comunque i sintomi della malattia in oggetto, specie nei soggetti che soffrono di ipocondria (“una preoccupazione eccessiva e infondata di una persona riguardo alla propria salute”). Il problema è che immaginandosi continuamente affetti da mali per altro inesistenti, alla fine ci si ammala per davvero…


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