MEDICINA NARRATIVA. STORIE E PAROLE NELLA RELAZIONE DI CURA
Giorgio Bert | Pensiero Scientifico Editore

Medicina NarrativaIn termini positivisti, la storia della medicina è descrivibile come una lenta, faticosa, secolare transizione dallo stato di “arte” a quello di “scienza”. La medicina moderna, perlomeno nella nostra cultura, è fondata sul metodo scientifico. E per fortuna! La sua rigorosa applicazione ha permesso di semplificare la complessità del vivente, formulare diagnosi ragionevoli e adeguate scelte terapeutiche. Medicina basata sulle evidenze (EBM, Evidence Based Medicine) è il termine con cui si indica questo modo di procedere. Negli ultimi decenni è nata una nuova branca del sapere medico, la cosiddetta “medicina narrativa” (NBM, Narrative Based Medicine). Essa ha da subito fatto i conti con due incauti pregiudizi: essere considerata una forma alternativa, non scientifica, della EBM; avere un puro fine umano e sociale, di fatto inutile in termini pratici.

In “Medicina narrativa – Storie e parole nella relazione di cura” il dottor Giorgio Bert smentisce questi pregiudizi e definisce in modo chiaro e approfondito lo spazio di azione della medicina narrativa.

“Da un punto di vista biologico, fisiologico, noi non differiamo molto l’uno dall’altro; storicamente, come racconti, ognuno di noi è unico”. L’intero discorso è fondato su una considerazione: non esiste medicina senza narrazione. La relazione di cura nasce infatti dalla narrazione del paziente: “La malattia come processo biologico sta dentro di lui e ne fa appunto un malato; la malattia come problema complesso sta invece fuori di lui e coinvolge a macchia d’olio il suo mondo, la sua realtà”.

È il medico a trasformare la storia del paziente in un caso: egli seleziona alcuni elementi e vi costruisce una sua narrazione, chiaramente fondata su conoscenze e abilità professionali.

L’incontro di queste, l’accoglienza reciproca e la costruzione di un percorso comune sono il fondamento di una cura rivolta alla persona nella sua totalità. Per usare un parallelismo dell’autore, la relazione di cura è come la vista: entrambi gli occhi vedono, ma solo l’integrazione delle due immagini permette di percepire una nuova dimensione, quella della profondità. La medicina delle evidenze rimane dunque il fondamento scientifico della professione. L’aspetto narrativo si rivela però strumento di supporto indispensabile: nel colloquio diagnostico, laddove permette la creazione di un rapporto empatico e una ricostruzione migliore della storia del malato; nel processo terapeutico, migliorando la compliance e fungendo di per sé da strumento palliativo; nell’educazione del paziente e dei professionisti, ramo in cui da sempre le narrazioni sono veicolo di apprendimento e stimolo alla riflessione.

Come l’autore sottolinea, la medicina narrativa è da considerare a tutti gli effetti un atto medico, perché “esplorare il mondo dell’altro è sempre un’azione invasiva e rischiosa” e dunque “come ogni manovra invasiva, richiede competenza ed estrema delicatezza”. Per il medico sarebbe dunque necessaria una formazione specifica alle competenze narrative. Se ancora oggi esse non trovano spazio nel percorso accademico, un primo approccio personale è possibile grazie a due strumenti universali: lettura e scrittura. “Il fatto che sia possibile risuonare con un testo scritto, che resta lì tale e quale e non si modifica momento per momento, è estremamente utile come strumento di autoconoscenza. Leggendo e rileggendo possiamo valutare l’intensità dell’emozione, e forse riconoscerne almeno in parte le radici e la natura”. E ancora: “Nello scrivere il medico costruisce e ricostruisce sé stesso in quanto persona, cioè di fatto personaggio di molteplici storie che coinvolgono altri: i pazienti innanzitutto”.

Medicina narrativa – Storie e parole nella relazione di cura” è un’ottima lettura per iniziare ad affrontare queste tematiche. Uno sguardo attento e profondo a uno strumento così ricco di opportunità quanto ancora largamente inesplorato dai medici. Che pure non dovrebbero mai dimenticare quanto la loro professione sia sempre, inscindibilmente, una scienza e un’arte. Il testo, va detto, non è nuovo, ma in un momento in cui si fa un gran parlare di medicina narrativa, abbiamo pensato fosse utile riproporre un testo fondamentale per capire cosa essa è.

Lorenzo Paonessa


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