La scienza nella stampa locale ? “Se ne può parlare a patto che vi sia un legame con il territorio”.

Nella stampa locale, la scienza si deve guadagnare lo spazio. Il fatto che una scoperta venga veicolata anche in ambiti circoscritti, e non solo dalle grandi testate, è evidentemente dovuto alla sua portata rivoluzionaria o al merito di chi quella scoperta l’ha fatta (per esempio se si tratta di personalità note o se la paternità è italiana). Potranno essere ridotti a poche righe, ma gli studi innovativi in genere riescono a trovare posto nelle pagine di attualità nazionale o internazionale, se non di cultura. Un po’ diverso il discorso per un telegiornale o un giornale radio locali, per i quali i limiti di tempo richiedono una selezione mirata delle informazioni.

Tuttavia, in tale contesto fanno eccezione quelle notizie che privilegiano chi sta dietro una data novità scientifica. Ciò significa che se tra gli autori della scoperta vi è un ricercatore proveniente dal territorio a cui la testata locale si rivolge, allora quella scoperta assumerà un tono diverso, più simile a quello di una storia, e nella maggior parte dei casi comparirà nelle pagine di cronaca interna. L’aspetto scientifico non sarà il solo a fare notizia, perché il giornalista vi aggiungerà quelle note di “colore” – come si dice in gergo – che consentiranno al lettore di avere un quadro più preciso sull’identità del conterraneo che ha contribuito al successo della ricerca. Sì, la notizia sembra proprio assumere i caratteri dello storytelling: subentra il lato più umano della scienza; lo studioso appare più vicino e familiare grazie al racconto dei passaggi formativi e professionali che lo hanno portato a raggiungere importanti traguardi.

I particolari suscitano sempre un grande interesse nei lettori. A livello locale, infatti, sembra prevalere una tendenza voyeuristica (passatemi l’espressione): c’è curiosità nel sapere che cosa è accaduto nel proprio comune o in quello vicino, e l’interesse cresce e circola se nome e cognome dei protagonisti dei fatti sono citati per esteso. Tant’è che capita di ascoltare commenti come: “Hai letto sul giornale cos’ha scoperto il figlio della vicina di casa della signora Maria che abita vicino alla piazza? Ne ha fatto di strada quel ragazzo! Te lo ricordi quando…”.

Al di là delle cosiddette “chiacchiere di paese” (rientra nella memoria storica ripensare a persone che si sono conosciute e distinte a vario titolo), anche gli uffici stampa di istituzioni scientifiche devono considerare come proporsi con le testate giornalistiche locali. Spesso non è sufficiente comunicare LA scoperta. In virtù della specificità di questo tipo di stampa, è necessario fornire anche altri elementi che facciano notizia. Sono gli stessi giornalisti, come dimostra l’affermazione con cui ho aperto l’articolo e che mi è stata rivolta, a richiedere dei particolari distintivi.

A volte basta poco. È sufficiente citare nel comunicato la città di nascita del ricercatore per dare il là al redattore e far sì che vada a caccia di ulteriori notizie sul suo conto (in primis attraverso un’intervista), come confermano i seguenti tre esempi ricchi di riferimenti personali su studiosi balzati agli onori della cronaca milanese, veneziana e pordenonese per aver individuato rispettivamente il ruolo di un gene nel tumore al fegato, di una proteina nella classificazione dei linfomi e per aver ottenuto un riconoscimento per il miglior poster scientifico.

Padroneggiare bene l’argomento di cui si sta parlando, dunque, è sì fondamentale, ma lo è altrettanto saperlo trasmettere ai propri interlocutori. Le testate giornalistiche, infatti, non si equivalgono tutte allo stesso modo. E allora non si tratta solo di distinguere tra quotidiani, periodici, radio, tv e web, ma anche di conoscere gli ambiti (territoriali e tematici) e gli approcci utilizzati da ciascuno per poter presentare al meglio il proprio servizio. Media relations vuol dire anche questo.

Elena Trentin
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