In un recentissimo articolo pubblicato su Sanità24 del Sole 24 Ore, dal titolo “I nostri vecchi fragili tra 10 anni” il professor Marco Trabucchi scrive in conclusione dello stesso: “La salute dei vecchi dipenderà molto dalla nostra capacità di capire il termine ‘Syndemic’, di recente coniato per esprimere la dipendenza della salute da molti fattori, e di coglierne il senso, che diverrà sempre più pregnante nei prossimi 10 anni”.

Il rimando al termine “syndemic” e la valenza di significato attribuitagli mi ha molto incuriosito e ho fatto qualche ricerca. In italiano, praticamente, non ci sono riscontri. In inglese, invece, c’è già traccia in rete di questo termine, a partire da una paginetta che vi dedica wikipedia che ne tratteggia le definizione, che qui riporto integralmente:

“A syndemic or synergistic epidemic is the aggregation of two or more concurrent or sequential epidemics or disease clusters in a population with biological interactions, which exacerbate the prognosis and burden of disease. The term was developed by Merrill Singer in the mid-1990s. Syndemics develop under health disparity, caused by poverty, stress, or structural violence and are studied by epidemiologists and medical anthropologists concerned with public health, community health and the effects of social conditions on health”. [Syndemic. (2017, April 19). In Wikipedia, The Free Encyclopedia.]

Quindi, sindemico indica l’aggregazione di due o più epidemie concomitanti o sequenziali o gruppi di malattie in una popolazione con interazioni biologiche che aggravano la prognosi e l’incidenza delle malattie stesse. Si tratta di qualcosa di diverso da comorbilità perché mentre quest’ultima  indica la coesistenza di più patologie diverse in uno stesso individuo, la ricerca sindemica è incentrata sulle comunità colpite dalla co-occorrenza di epidemie che potenziano ulteriormente le conseguenze negative sulla salute. In altre parole, è possibile che per due patologie sia presente una condizione di comorbilità, ma non di sindemia, cioè i disturbi non sono epidemici nella popolazione studiata oppure la loro co-occorrenza non è associata a un peggioramento della salute.

La stessa fonte fornisce anche alcuni meccanismi ed esempi di interazioni tra malattie che ne influenzano il decorso, l’espressione, la gravità, la trasmissione e la diffusione. Una malattia può aumentare la virulenza di un’altra, come quando un’infezione da herpes simplex virus aggrava l’infezione da HIV con progressione verso l’AIDS; oppure la sinergia letale tra il virus dell’influenza e lo pneumococco che causa un eccesso di mortalità per polmonite batterica secondaria durante le epidemie influenzali.

Quindi, raccogliamo l’invito del professor Trabucchi a “tenere d’occhio” questo termine perché “nei prossimi 10 anni la medicina, che in questi anni ha avuto responsabilità centrali nei diffusi guadagni di salute delle popolazioni, dovrà giocare ruoli importanti, perché ha la cultura e le conoscenze tecniche per indirizzare anche le altre componenti della vita collettiva”, a partire – per esempio – da un’attenzione marcata verso le difficoltà economiche e sociali, lo stile di vita, la difesa del welfare e dei servizi sanitari, l’attenzione verso i reali bisogni della popolazione.


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