sistema immunitarioDevo dire subito come la penso: fosse per me la questione non me la sarei mai posta, tanto mi sembra scontata la forma corretta: “sistema immunitario”.

Tuttavia, su la Lettura (il supplemento domenicale del Corriere della Sera) del 21 agosto 2016 in un articolo a piena pagina del professor Giuseppe Remuzzi si legge sempre “sistema immune” (a dire il vero, nel corso dell’articolo una volta si trova anche “sistema immunitario”, ma si tratta di una citazione da altro studio). Il professor Remuzzi è medico e scienziato eccelso, per il quale ho una stima infinita (bellissimo il suo saggio “La scelta. Perché è importante decidere come vorremmo morire”, pubblicato lo scorso anno da Sperling & Kupfer). Non fosse dunque che per l’autorevolezza della fonte (e della testata che ospita l’articolo) mi sono posto il problema.

“Sistema immunitario” è la dizione corrente con la quale si definisce detto sistema, a partire dai manuali di scienza delle scuole medie di primo e secondo grado. Addirittura, se si digita “sistema immune” su Google si viene subito indirizzati a “sistema immunitario” senza neppure il famoso forse cercavi…?. “Immune”, si legge nello Zingarelli, sta per “caratterizzato da immunità”, mentre “immunitario” sta per “relativo all’immunità” e non per nulla nelle estensioni del lemma si legge “reazione immunitaria”, “risposta immunitaria” oltre che – appunto – “sistema immunitario”.

Infatti, definire un sistema “immune”, cioè  “caratterizzato da immunità”, sarebbe un po’ come dire che tale sistema è immune di per sé (immune da cosa?), mentre “immunitario” sta per “relativo all’immunità”, che è ciò che è intrinseco alla definizione del sistema in oggetto.

Tuttavia, la questione rimanda a numerose altre accezioni per le quali la risposta è meno scontata.  Per esempio, si dice “cellula eucariota” o “cellula eucariotica”? In teoria, dovendo aggettivare la cellula la seconda accezione è preferibile, ma nella pratica corrente sembra prevalere la prima forma.

Il ragionamento si complica quando il termine è singolo, penso per esempio a “aerobio” e “aerobico” che non sono affatto espressioni equivalenti: “aerobio” è la cellula, o tessuto o organismo che richiede ossigeno per compiere i propri processi metabolici, mentre “aerobico” è il processo dell’aerobiosi.

Analogo discorso per “nefrogeno” piuttosto che “nefrogenico”: il primo sta per “che origina nei reni, o che è coinvolto nella loro formazione”, mentre il secondo definisce “una matrice dalla quale prende origine il tessuto renale”.       Stessi concetti potremmo addurre per “cardiogeno” e “cardiogenico” e così via.

Purtroppo, l’esperienza ci insegna che il più delle volte chi scrive di medicina, e ancor più chi traduce, non si pone tale problema usando indifferentemente uno dei due termini contrapposti e generando così una grande confusione terminologica.

Ecco, questo è un tema sul quale ci piacerebbe il confronto e l’opinione dei nostri lettori e della comunità scientifica e lo spirito con il quale accetteremmo tale discussione ce lo offre sempre lo stesso numero della Lettura (che mirabile e affascinante coincidenza!) dove, in un altro articolo a firma Stefano Gattei, si legge: “… le dispute, se ben condotte, sono piacevoli e fruttuose. Per essere tali, tuttavia, devono rispettare l’interlocutore, compagno indispensabile del processo di apprendimento. Rispettare l’altro significa essere disposti ad abbandonare la propria opinione di fronte a un’argomentazione migliore. Ragione, argomentazione ed etica si rivelano così aspetti diversi e inscindibili dell’attività critica, fonte e condizione della crescita della conoscenza”.

Ben vengano dunque le vostre opinioni in merito!

Tiziano Cornegliani

 


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