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La terminologia medica presenta moltissimi casi in cui due o più termini vengono usati indifferentemente per indicare la stessa cosa, e sin qui nessun problema finché si tratta di equivalenti o sinonimi, ma il problema si presenta quando i due termini non sono affatto uguali ed esprimono concetti diversi, oppure vanno a generare, francamente, un errore.

Prendiamo, per esempio, primitivo e primario. Oggi, specie nelle traduzioni, per via dell’inglese primary (i soliti sciagurati calchi semantici…), è tutto un fiorire di “primario”: infezione primaria, processo primario, malattia primaria e così via. In realtà, il termine non è sempre corretto, anzi. “Primario” esprime infatti un concetto di prevalenza, di importanza, come nel caso di una malattia i cui effetti dominano il quadro clinico, che sarà dunque senz’altro “primaria”. Ma quando il contesto è quello temporale, cioè qualcosa “che viene prima”, va impiegato il termine “primitivo”. Rovesciando la definizione, potremmo dire che vale per un processo morboso non secondario ad altre malattie. Per esempio, un primo tumore è senz’altro “primitivo” e non “primario”, la sede originaria di un processo patologico è “primitiva”, e così via.

La distinzione, lo ammetto, non è sempre né facile né immediata, ma ciò non autorizza a usare sempre e solo “primario”, come si tende  a fare oggi.

Prendiamo un altro caso: miocardiopatia e cardiomiopatia. Su Google il primo ha 156.000 ricorrenze, il secondo 282.000. In realtà, trattandosi di malattie del miocardio, verrebbe sempre da tradurre “miocardiopatia”, ma non è corretto. Se andiamo a prendere il dizionario Medicina e Biologia pubblicato da Zanichelli, di Giovanni Delfino et al., alla voce “miocardiopatia” leggiamo: “Qualsiasi processo patologico a carico del miocardio secondario a ipertensione (miocardiopatia ipertensiva), a ischemia del miocardio per alterazioni coronariche (miocardiopatia ischemica), a lesioni valvolari o a malattie cardio-polmonari. Si parla in genere di cardiomiopatia se primitivo o idiopatico”. Eccola dunque la differenza, e infatti se cerchiamo la voce “cardiomiopatia” leggiamo: “Malattia del muscolo cardiaco primitiva o idiopatica (su base familiare, genetica, infettiva, immunologica, tossica, ecc.); si parla in genere di miocardiopatia se la malattia è secondaria. La cardiomiopatia viene distinta in restrittiva, dilatativa e ostruttiva”.

Quindi, “cardiomiopatia” quando è primitiva o idiopatica e invece “miocardiopatia” quando si tratta di un processo patologico secondario ad altri eventi.

Si sarà notato come, anche qui, si sia detto cardiomiopatia “primitiva” e non “primaria”.

Chiudo invece con un errore franco: spesso mi capita di trovare “dissezione del’aorta” per indicare quella condizione caratterizzata dalla lacerazione dell’intima dell’aorta che consente al sangue di penetrare a pressione nella parete con conseguente formazione di un ematoma dissecante. Ovviamente, il termine corretto è “dissecazione” e non “dissezione”, che è tutt’altra cosa. Per “dissezione” infatti, si intende (è sempre il dizionario di cui sopra al quale faccio riferimento) un procedimento di scomposizione metodica delle varie forme anatomiche sino a ridurle nelle strutture costituenti, allo scopo di studiarne l’aspetto macroscopico e le reciproche interconnessioni o, più semplicemente, l’aspetto di una forma anatomica quale risulta in seguito a un procedimento di dissezione.

Come scrivevo all’inizio dell’articolo, i casi sono numerosissimi, questi che ho riportato sono solo tre. Mi piacerebbe ricevere il contributo dei lettori su altri casi. So che sono questioni apparentemente minimali, a cui i più non fanno caso, ma non è affatto così. La terminologia, in medicina, non deve mai essere approssimativa, ma appropriata, precisa, esatta: esagerando il concetto, come diceva Mark Twain, “fai attenzione quando leggi un libro di medicina, potresti morire per un errore di stampa”. Noi, poi, i libri ancor prima di leggerli li scriviamo o li redazioniamo e quindi la nostra responsabilità è doppia.

Tiziano Cornegliani


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